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Considerazioni generali

Questo servizio mirato all’eliminazione di ogni genere di insetti alati e striscianti quali: mosche, zanzare, zecche, scarafaggi, pulci ecc., viene espletato irrorando insetticida sulle superfici infestate, con speciali atomizzatori con motore indipendente montati su automezzi a trazione integrale (per più facile spostamento in terreni particolarmente accidentati) capace di sparare il prodotto sotto forma di piccolissime goccioline fino ad una distanza di mt. 20/30.

L’attrezzatura è accessoriata da bicono terminale (per irrorare il prodotto disinfestante sui muri, mantenendo il centro strada per disinfestazioni urbane, così da avere un effetto più residuale), da lancia allungabile fino a mt. 50, (per disinfestazioni localizzate), da termonebbiogeno (per saturazioni fognarie e zone di particolare degrado, per disinfestazioni larvicide) capace di erogare il prodotto sotto forma di nebbia pari a mc. 100 al minuto.

LE BLATTE (o scarafaggi)

 

Introduzione

 

Sono fra gli animali più antichi presenti sulla terra: infatti ne sono stati trovati reperti fossili risalenti a oltre 300 milioni di anni fa!.

Considerando il numero di specie presenti, gli individui appartenenti a ciascuna specie e la loro larga distribuzione, le blatte possono essere considerati fra gli animali che hanno avuto più successo durante l’evoluzione terrestre.


BLATTALe ragioni di questo successo possono essere attribuite ai loro corpi robusti, alla loro dieta molto varia, alla loro velocità di assunzione del cibo, e al loro habitat molto appartato.

 

Le blatte in genere sono insetti relativamente larghi e bassi, con antenne lunghe e molto mobili, e occhi composti. I maschi adulti di molte specie, e le femmine di alcune, hanno ali ben sviluppate; in tutte le specie le zampe sono larghe e permettono veloci spostamenti.

 

Il corpo piatto delle blatte le rende capaci di entrare velocemente in rifugi molto ristretti (crepe fessure) quando sono disturbate; solitamente sono insetti notturni e spendono la maggior parte del tempo nascoste in rifugi molto appartati e bui. In qualche caso è possibile che escano dai loro rifugi anche di giorno e in presenza dell'’uomo: questo è sintomo di una forte infestazione in atto.

Le specie di blatte presenti in Italia e di maggior interesse per il disinfestatore sono la Blatta orietalis, la Blatta germanica e la Periplaneta americana.

Per comprendere il perché questi insetti siano così presenti nel nostro ambiente, e programmare un efficace piano di disinfestazione, è necessario saper individuare le varie specie e conoscere il loro ciclo vitale.

 

Anche se il ciclo vitale nei suoi dettagli varia da specie a specie, le blatte nel loro complesso si sviluppano attraverso graduali metamorfosi, passando attraverso tre stadi: uovo, ninfa adulto.

Le uova vengono abbandonate in gruppi contenuti in ooteche. Le ninfe emergono dalle uova e normalmente assomigliano ad un adulto in miniatura, anche se talvolta di colore diverso. Le ninfe si nutrono indipendentemente e crescono e si modificano fino a raggiungere lo stadio di adulto.

Le blatte hanno apparato boccale masticatore che permette loro di cibarsi di una larga varietà di materiali. Pur avendo naturali preferenze alimentari, possono causare danni economici diretti, cibandosi di alimenti umani, così come di pelle, peli, carta, colla, ed altri materiali. Danni indiretti possono verificarsi quando le blatte contaminano alimenti, stoviglie, confezioni e utensili, con escrementi e con il fluido che rigurgitano durante il pasto.

 

Altrettanto importante e la potenzialità delle blatte di diffondere microbi e organismi patogeni. Le blatte possono entrare in contatto con i germi quando camminano o si cibano in luoghi malsani (fogne, discariche, pattumiere, latrine) e trasportarli sul loro corpo o sulle loro zampe. In seguito possono depositarli sul cibo o sugli oggetti casalinghi, causando contaminazioni che portano a intossicazioni alimentari e dissenteria, fino alla trasmissione di infezioni.

 

 

La disinfestazione

 

Le operazioni di disinfestazioni possono essere suddivise in tre fasi: le operazioni preliminari, la lotta (chimica) vera e propria le operazioni di mantenimento.

Nella prima fase è di grande importanza l’ispezione, che permette di programmare le future operazioni di lotta. Durante la visita ai locali da trattare occorre determinare il tipo e l’entità dell’infestazione, i nascondigli e le sorgenti di cibo delle blatte, e identificare le possibili cause di propagazione dell’infestazione. Fra queste deve essere dedicata particolare attenzione a eventuali scaldavivande mobili, a

merci che vengono frequentemente movimentate all’interno di magazzini, a merci in arrivo, a scarse pulizie, ecc.

 

Altrettanto importante è il monitoraggio delle specie presenti, che può avvenire distribuendo un appropriato numero di trappole collanti nelle zone abitualmente frequentate dalle blatte.

Da un’analisi degli individui catturati è possibile valutare i tipi di blatte presenti e il loro numero approssimativo.

Una volta identificate le specie presenti i possibili rifugi, occorre trattare con uno spruzzatore a pressione e con insetticidi residuali liquidi innanzitutto le superfici ove le blatte si spostano. In questa fase è opportuno operare con cautela evitando di contaminare con gli insetticidi, cibi o qualsiasi cosa possa venire a contatto con essi.

 

A questa fase occorre far seguire un trattamento mirato all’interno dei rifugi delle blatte (crepe e fessure) da effettuare con spruzzatori dotati di estensione per crepe e fessure e regolatore di pressione, utilizzando insetticidi dotati di potere stanante, i quali, provocando eccitazione nell’insetto, lo costringono ad uscire dai rifugi e ad entrare in contatto con l’insetticida residuale precedentemente irrorato.

Qualora fossero presenti controsoffitti o doppie pareti, è conveniente trattare con insetticidi in polvere.

 

Nei luoghi ove possibile (scantinati, magazzini, fogne, discariche) può essere indicato effettuare trattamenti spaziali con nebulizzatori o con termonebulizzatori o insetticidi adatti.

Dopo aver effettuato il trattamento, nei giorni successivi, bisogna far effettuare un’accurata pulizia e procedere alla chiusura con stucco o silicone di tutte le fessure e le crepe che sono state in precedenza trattate.

 

Per programmare successivi trattamenti occorre tenere presente la resistenza delle ooteche all’azione dell'insetticidi e perciò la distanza nel tempo tra gli interventi dovrà variare in considerazione delle specie presenti.

 

Ci sono alcune norme igienico-sanitarie e comportamentali che possono aiutare a mantenere sotto controllo la popolazione delle blatte dopo il trattamento.

è importante, per esempio, mantenere i locali puliti e asciutti, stivare merci su pallets e non a contatto diretto col pavimento, controllare che le merci in entrate non presentino tracce evidenti di infestazione, 

limitare ogni possibile via d'accesso dall'esterno, stuccare o sigillare ogni crepa e fessura, mantenere i rifiuti sigillati in sacchi di polietilene e comunque allontanarli frequentemente.

Un continuo monitoraggio negli ambienti trattati, consentirà infine di verificare l'insorgenza di un'eventuale reinfestazione ed intervenire prontamente.


LE MOSCHE

 

Diverse sono le specie più o meno frequenti nei diversi areali: una, la "mosca domestica", è senza dubbio la più familiare e universalmente conosciuta.

L'adulto, ottimo volatore, si sposta rapidamente dalle pareti ai vetri delle finestre, dalle sostanze organiche in decomposizione alle zone battute dal sole, dagli escrementi ai cibi non adeguatamente protetti. Presenta un apparato boccale specializzato, atto a suggere sostanze liquide o semiliquide; qualsiasi alimento di origine vegetale od animale può essere suo cibo.

 

Trovandosi di fronte a sostanze allo stato solido come lo zucchero, è in grado di rigurgitare la propria saliva con cui scioglie tali alimenti che quindi ingerisce. E' caratterizzata da elevata prolificità, nell'arco della sua vita depone fino a 900 uova in gruppi di 100-150 per volta. Le larve schiudono in tempi brevissimi, a volte dopo poche ore e si accrescono rapidamente: alla fase di "maturità larvale" che è raggiunta in pochi giorni succede "l'impupamento". A questo punto l'insetto protetto con l'ultima sfoglia larvale nel pupario, si trasforma dopo breve tempo in adulto. In condizioni ottimali, precisamente a 35°, l'intero ciclo vitale si conclude in una settimana circa.

 

Favorite dal clima e spesso dalla forte presenza di sostanze di rifiuto abbandonate a cielo aperto, le mosche risultano ovviamente più numerose in areali a clima caldo e dove le più elementari norme igieniche non vengono rispettate.

Questo pericoloso e fastidioso dittero deve essere abbattuto in quanto deprime le produzioni zootecniche ed è vettore di numerosi germi che propaga attraverso il rigurgito della saliva, le deiezioni ed il trasporto passivo con le sue zampe che indifferentemente si posano sulle più disparate superfici.

 

La lotta si svolge su due fronti: "lotta adulticida e lotta larvicida".

Questi interventi devono essere effettuati per tempo; troppo spesso essi sono ritardati perché si presta attenzione al problema solo quando il numero delle mosche costituisce un disagio difficilmente riconducibile a limiti tollerabili. Una mosca eliminata in marzo aprile rappresenta un fatto di certo peso poiché con essa si elimina la sua potenzialità di procreazione.

Gli interventi residuali devono essere effettuati con atomizzatori e con formulati idonei.

La scelta del prodotto è una fase delicata e deve essere compiuta con la massima attenzione: efficacia residuale, capacità d'abbattenza, aspetti tossicologici, ci aiutano nell'importante decisione.

Anche il momento in cui si deve intervenire gioca un ruolo importante: infatti, se il trattamento è anticipato o comunque corretto, la residualità trova una ragione d'essere primaria, se invece siamo in ritardo l'abbattenza diventa prioritaria.

 

L'industria chimica offre attualmente una gamma assai vasta di prodotti e l'utilizzatore può ricorrere ai classici estero-fosforici, carbammati oppure ai nuovi piretroidi di sintesi fotostabili oppure ancora ai formulati microincapsulati.

 
LE ZANZARE

 

Le zanzare appartengono alla famiglia dei ditteri, ordine nematoceri.

Sono insetti dall'aspetto fragile, possiedono zampe lunghe ed ali  strette, preferiscono di solito le zone umide di notevole estensione, ma alcune specie non disdegnano le raccolte d'acqua molto limitate, quali caditoie stradali, tombini, ristagni, ecc.

Per la riproduzione e lo sviluppo le zanzare hanno bisogno dell’ambiente idrico, indispensabile alla vita delle larve e delle pupe. Qualunque sia il tipo di raccolta dell'acqua, caratteristica comune è la calma; soltanto qualche specie può vivere in corsi lievemente fluenti.

Anche le caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua hanno la loro importanza: alcune specie di zanzara ricercano acque pure ed assolate (Anopheles), altre si sviluppano con predilezione nelle acque contaminate (Culex), altre ancora ricercano acque temporanee o di livello variabile (Aedes) quali zone paludose, prati inondabili, cavità degli alberi, perché depongono le uova sul terreno umido.


Le uova si schiudono di solito dopo ventiquattro ore dalla deposizione, con temperature medie di 18° - 25°C, ma oltre ai fattori termici ed ambientali, altri ne influenzano lo sviluppo, in particolare l'abbassamento della tensione di ossigeno disciolto.

Le larve subiscono quattro mute in tempo variabile da una settimana a dieci giorni; si trasformano quindi in ninfe dalle quali dopo 24 - 48 ore alla temperatura  di 18°C-20°C si schiudono gli adulti.

L'alato si posa nelle immediate vicinanze del focolaio larvale dove avviene, poco dopo, l'accoppiamento.

Successivamente la femmina va alla ricerca dell'ospite da pungere perché il sangue le è necessario per la maturazione delle uova fecondate.

Culex e Anopheles pungono al crepuscolo o durante la notte, con un massimo di attività all'inizio ed alla fine della notte; Aedes punge di preferenza durante il giorno, ma in ambiente ombreggiato.

Lo stimolo alla puntura è attivato dal calore o dall'aumento nell'atmosfera dell'anidride carbonica.

 

Le specie prevalenti

 

Il genere più largamente diffuso nel bacino del Mediterraneo è la Culex con la specie Culex pipienes linnè. Si tratta, in realtà di un complesso di specie di cui esistono diversi biotipi ben caratterizzati: i più sono Culex pipienes fatigans, Culex pipienes autogenicus.

Queste sottospecie, pur essendo molto simili tra loro si possono distinguere morfologicamente allo stadio larvale; inoltre mentre la Culex pipiens pipiens ha tendenza a pungere il bestiame, le altre due hanno tendenze nettamente antropofile  in presenza dell'uomo o quando hanno possibilità di scelta .

La presenza costante e massiccia della specie Culex pipiens è riconducibile soprattutto allo sviluppo urbanistico indiscriminato ed incontrollato ed all'inquinamento dei canali e fiumi con formazione, anche in alcune in zone rurali, di estesi ristagni di acqua contaminata da materiale organico.


zanzara

Infine in alcune aree del Mediterraneo si possono reperire esemplari di Anopheles, anche se la malaria è stata completamente debellata, oltre all’Aides che è una zanzara essenzialmente domestica e antropofila.


Sistemi di lotta:

Poiché il comportamento delle varie specie di zanzare che minacciano la salute dell'uomo e ne turbano il benessere può essere diversificato, ne consegue che le diverse misure di lotta a disposizione possono risultare più efficaci nei confronti di alcune specie rispetto ad altre.

 

1. Lotta antilarvale

 

Mentre per le mosche gli interventi antilarvali possono essere considerati marginali per le difficoltà di attuazione che spesso presentano, per combattere le zanzare questo tipo di trattamento diventa invece uno dei momenti fondamentali.

L'attenzione dell'operatore deve essere soprattutto rivolta alle raccolte idriche fortemente contaminate da materiale organico.

Nei centri urbani e nelle aree periurbane i focolai sono di solito rappresentati dalle caditoie stradali, dalle vasche biologiche, dalla rete fognaria, dalle canalizzazioni a cielo aperto, nonché dai cosiddetti "focolai occasionali", cioè dalle raccolte idriche estemporanee di modesta entità (grondaie, casse, copertoni, scatolame ecc.)

Laddove le condizioni ambientali lo permettono, senza arrecare comunque danno al patrimonio ecologico, alcuni focolai  (acque luride a cielo aperto canalizzate, rete fognarie) possono essere trattati con oli minerali di sintesi o meglio ancora, con oli minerali attivati, addizionati cioè ad insetticidi di sintesi per lo più del gruppo degli organofosforici.

Ad eccezione delle compresse e dei prodotti in granuli tutti gli altri formulati siano essi oli minerali semplici o attivati oppure emulsioni acquose, devono venire distribuiti con motopompe atomizzatrici ad ultra basso volume o meglio ancora con turboatomizzatori molto utili per il trattamento di estese superfici.

Infine laddove il sistema fognario lo permette, l'intera rete può essere trattata con termonebbiogeni, praticando iniezioni di nebbia umida che eseguite nei punti nevralgici della rete consentono il trattamento contemporaneo di tutte le sue diramazioni. Per questo tipo di intervento è preferibile l'uso di soluzioni o oli minerali leggeri con punto di infiammabilità non superiore a 50°-52°C.

 

2. Lotta adulticida

 

In un programma di lotta alle zanzare si devono preventivare due tipi di interventi contro gli adulti rappresentati da trattamenti nello spazio, questi ultimi necessari per colpire le alate durante il volo, quando l'infestazione si rivela consistente.

Per quanto attiene al primo tipo di trattamento, occorre provvedere alla copertura insetticida totale di qualsiasi tipo di verde.

I trattamenti nello spazio hanno lo scopo preciso di colpire essenzialmente le alate durante il volo quindi devono essere eseguiti negli agglomerati urbani, preferibilmente nelle ore del tramonto o alle prime luci dell'alba, cioè quando le zanzare si spostano alla ricerca dell'ospite da pungere.

Questo tipo di intervento interessa maggiormente la rete viaria dei centri urbani, in particolare quelli a più elevata densità di popolazione, ma non si devono trascurare gli spazi verdi sia urbani che periurbani, che rappresentano le basi di partenza delle alate.

L'esecuzione dei trattamenti nello spazio richiede l’uso di termoaerosolizzatori e termonebbiogeni che sono gli strumenti più adatti ad erogare particelle di insetticida piuttosto piccole capaci quindi di rimanere sospese a lungo nell'aria.

Questo tipo di intervento interessa maggiormente la rete viaria dei centri urbani, in particolare quelli a più elevata densità di popolazione, ma non si devono trascurare gli spazi verdi sia urbani che periurbani, che rappresentano le basi di partenza delle alate.

L'esecuzione dei trattamenti nello spazio richiede l'uso di termoaerosolizzatori e termonebbiogeni che sono gli strumenti più adatti ad erogare particelle di  insetticida piuttosto piccole capaci quindi di rimanere sospese a lungo nell'aria .

Questo accorgimento, abbinato all'impiego di prodotti ad elevato potere abbattente, consente contemporaneamente l'eliminazione degli insetti in volo per un periodo piuttosto prolungato.

 

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Ha molta importanza, ai fini di una buona riuscita della campagna, il concorso della popolazione che dovrà evitare il formarsi di depositi di immondizie e di ristagni d'acqua.

Il calendario di interventi per un'ottima campagna igienico-sanitaria è il seguente:

Trattamento Larvicida: Marzo, Aprile, Luglio, Agosto

Trattamento Adulticida: Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre-Ottobre.

 

PULCI E ZECCHE

 

Introduzione



Mentre la maggior parte dei parassiti causano danni indiretti mangiando le sostanze alimentari o danneggiando le proprietà, le pulci e le zecche causano un danno diretto pungendo le persone e gli animali domestici. Molti altri insetti pungono per difendersi, invece le punture della pulci e delle zecche hanno lo scopo di ottenere del nutrimento. Pulci e zecche sono parassiti esterni dei mammiferi e degli uccelli, posseggono apparati boccali pungenti e succhianti che usano per penetrare attraverso la pelle delle loro vittime e succhiarne il sangue. Mentre le pulci sono veri insetti, le zecche sono acari con il corpo ovale apparentemente senza alcuna divisione fra addome e torace.

Esistono un migliaio di specie di pulci e zecche.

Le pulci vivono strettamente a contatto delle persone e degli animali domestici nidificando nelle loro abitazioni e preferiscono le zone umide e calde. I mammiferi preferiti dalle pulci sono i gatti, i cani ed anche l’uomo. Attaccano inoltre i ratti, i topi ed altri roditori. Infine alcune specie di pulci attaccano uccelli e galline. Molte specie di acari vivono nei boschi e nei campi e attaccano le persone e gli animali domestici che  vivono di preferenza ove vi sono cani e gatti.

 

Le pulci: aspetti biologici

 

Le pulci hanno metamorfosi complete, cioè il loro ciclo vitale ha 4 distinte fasi: uovo, larva,pupa e adulto.

Le uova ovali e biancastre delle pulci vengono deposte singolarmente e sono abbastanza grandi da poter essere viste ad occhio nudo.

Vengono deposte nel corpo della vittima (cane, gatto ecc.) oppure nelle vicinanze (letti degli animali, crepe e fessure del pavimento, nella spazzatura, nei tappeti ecc.)

Le uova delle pulci si schiudono entro 12 giorni e la larva che ne fuoriesce è biancastra senza occhi e senza zampe. Il periodo larvale dura dai 7 ai 15 giorni. Le larve delle pulci si nutrono di sostanze organiche. Le larve mature si impupano e dopo una settimana circa emergono gli adulti.

Le pulci adulte possono vivere per mesi senza nutrirsi. Posseggono zampe adatte per compiere rapidi movimenti e salti.

Le femmine adulte prima di deporre le uova necessitano di un pasto a base di sangue. La durata della vita delle pulci adulte va da pochi giorni fino a diversi mesi a seconda delle condizioni. Le pulci diventano un problema serio specie in estate e in autunno.

e zecche: aspetti biologici

 

Hanno una metamorfosi incompleta poiché non passano attraverso lo stadio di pupa. Tuttavia vi sono 4 stadi nel ciclo vitale: uova, larve, ninfe e adulti.

Le zecche che abitano prevalentemente nei ricoveri dei cani, depongono 1000-3000 uova nelle crepe e fessure.

Le uova schiudono in 10-60 giorni dando vita alle larve che attaccano i cani succhiandone il sangue.

Dopo circa 6 settimane le larve diventano ninfe che a loro volta si trasformano in adulti maschi e femmine. Le femmine sono assai più grosse dei maschi.

Una caratteristica delle zecche dei cani è quella di poter restare oltre 6 mesi senza nutrirsi.

Le zecche dei piccioni possono restare senza cibo addirittura per 2-3 anni.


Danni provocati da pulci e zecche

 

La puntura delle pulci e delle zecche può causare locali irritazioni, reazioni allergiche e nei casi estremi anemia per la perdita di sangue.

Ma l'aspetto più importante di questi parassiti è il loro ruolo quali vettori di diverse malattie dell'uomo e degli animali. L'abitudine a nutrirsi del sangue di molte specie di animali costituisce la base della diffusione di malattie.

Negli ultimi 100 anni 10 milioni di persone sono morte di colera trasmesso dai roditori alle persone per mezzo delle pulci. Anche il tifo murino viene trasmesso dai ratti tramite le pulci.

Pure le zecche agiscono come vettori di malattie (Rickettsia mooseri, muricola, akari ecc.)



GLI ACARI

Introduzione




Dal punto di vista sistematico, gli acari, pur costituendo un vasto Ordine degli antropoidi, non rappresentano un raggruppamento naturale, ma un insieme di gruppi eterogenei. è quindi estremamente difficile indicare caratteri veramente comuni. Generalmente, hanno dimensioni ridottissime, intorno al millimetro; alcune specie possono raggiungere il centimetro, altre sono lunghe solo alcuni micron. Anche la forma del corpo è variabile, da lungo a sottile, quasi vermiforme, sino a circolare e depresso. Di solito non è visibile la segmentazione del corpo e, addirittura, prosoma ed opistosoma sono tra loro ben differenziati. I cheliceri a volte si presentano come lunghi stiletti estroflettibili, in altri casi sono adattati alla triturazione del cibo, per cui appaiono conici, con denticolature, e possono essere paragonati a vere e proprie mandibole. Le forme neonate sono più o meno sensibilmente diverse dagli adulti e subiscono quindi una metamorfosi prima di assumere l'aspetto definitivo. In genere le forme giovanili posseggono alla nascita 3 paia di zampe, acquisendo solo in seguito il 4° paio.

 

In molti acari, appartenenti al sottordine degli Astigmata, è presente uno stadio, detto di hypopus, in cui l'individuo, caratterizzato da metabolismo ridotto, spesse volte immobile o comunque poco attivo, è in grado di resistere per mesi e mesi senza alimentarsi. Si tratta quindi di una forma di resistenza particolare, paragonabile alle spore per i funghi, avente come funzione quella di facilitare la diffusione della specie. Con tanta varietà di forme e strutture, esistono ovviamente grandi differenze nei modi di vita e di habitat.

Vi sono infatti acari liberi ed acari parassiti; i primi si trovano nel terreno, nel muschio, nelle grotte, nelle acque salmastre o dolci. I secondi danneggiano i prodotti agricoli e le sostanze alimentari, infestano abitazioni, piante e animali, non escluso l'uomo, provocando malformazioni e malattie e trasmettono germi patogeni. molte specie, che vivono libere allo stato adulto, sono parassite in quelli giovanili o viceversa.

Al di là di una classificazione sistematica, si ritiene più opportuno in questo caso prendere qui in considerazione le diverse problematiche determinate dagli acari nel loro complesso, per quanto riguarda le specie presenti nell'ambiente urbano e domestico.


Gli acari delle polveri

 

Una delle più vistose dimostrazioni che nelle nostre abitazioni ogni anfratto e substrato alimentare può essere colonizzato, è dato dal frequente rinvenimento di numerosi acari nella polvere. Si tratta di specie dentricole o ridicole, appartenenti essenzialmente alla famiglia Pyroglyphidae viventi, in natura, nella tana di piccoli roditori, nei nidi degli uccelli, ove si alimentano a spese di detriti di semi, frammenti di piume, squame cutanee.

Negli ambienti domestici possono giungere direttamente, trasportati nella forma di resistenza-o ipopiale- grazie ad un refolo d'aria, attraverso una finestra aperta. è altresì possibile che siano veicolati nel pelame di roditori; più frequente però è l'introduzione tramite indumenti, mobili, materassi già infestati, oppure con derrate alimentari precedentemente colonizzate.

 

Diverse specie, infatti, risultano tra i tipici infestanti, oppure con derrate alimentari precedentemente colonizzate.

Diverse specie, infatti, risultano tra i tipici infestanti delle derrate. Ogni deposito di polvere di casa, però, in condizioni di umidità e temperatura favorevoli, è in grado di offrire agli Acari il più ampio ricetto. Poiché la composizione della polvere stessa è in genere variabile da locale a locale, ecco che sia l'intensità delle infestazioni che la stessa acarofauna presente varia nei diversi ambienti. In genere, nella polvere delle abitazioni è presente una certa quantità di terriccio e di sabbia (circa il 50%), integrati da fibre sintetiche o di origine animale, detriti alimentari; altri detriti hanno origine dalla quotidiana desquamazione cutanea delle persone e degli animali domestici eventualmente ospitati. Si aggiunga la presenza di peli, capelli, nonché di spore ed ife fungine, frustali di piante coltivate, pollini.

 

Le moderne abitazioni, oltre tutto, sono spesso caratterizzate da rivestimenti murali di tessuto che favoriscono l'accumulo di polvere; tutto ciò è aggravato dal diffuso uso delle moquettes sui pavimenti che, nel loro fitto tessuto, pure finiscono con il trattenere un'infinità di detriti, malgrado i più scrupolosi sforzi per mantenerle pulite.

In conseguenza di tutto ciò, di solito gli "acari della polvere" sono presenti soprattutto nelle camere da letto, in particolare nei guanciali e nei materassi, ove maggiore è la quantità di detriti da desquamazione cutanea. Tanto più il giaciglio è vetusto, tanto più è colonizzato. Dopo un anno di uso, all'incirca, si nota l'inizio dell'attacco, che non risparmia nemmeno i materassi in gommapiuma o comunque di materiale sintetico.

 

I Pyroglyphidae rappresentano sino ad oltre il 90% degli acari viventi in tale microambiente, mentre vanno progressivamente riducendosi, laddove i residui sono essenzialmente dovuti a frammenti di cibo, a vantaggio di rappresentanti delle famiglie Acaridae e Glycyphagida, tipicamente infeudati a tale substrato.

Nei materassi, in particolare, depositi di polvere si producono intorno alle cuciture e nelle trapunte del tessuto. Poiché in tale ambiente umidità e temperatura tendono ad essere più elevati che nel resto della stanza, in quanto il materasso è utilizzato per diverse ore al giorno, si crea una situazione particolarmente favorevole all'attacco degli acari stessi. Tra questi, la specie dominante è Dermatophagoides pteronyssinus Trouessart,il cui sviluppo è favorito dalla presenza di forfora. Pare, a tale proposito, che alcuni funghi del

genere Aspergillus, pure presenti in questo particolare microambiente, attacchino la forfora stessa, sgrassandola e rendendola così più commestibile ai Dermatophagoides.

 

In altri casi la presenza di valori elevati di umidità (superiore al 70%) causa lo sviluppo di muffe sulle stesse tappezzerie o moquettes, sotto i lavelli, sulle quali direttamente si cibano i nostri acari, diventandone altresì diffusori attivi.

Gli acari della polvere sono estremamente minuti (meno del millimetro), traslucidi; più che individuare il singolo esemplare, è possibile notare a volte dei glomeruli di polvere che paiono spostarsi lentamente, quasi rotolando su se stessi.

Osservato con una lente di ingrandimento, si nota che in realtà il glomerulo null'altro è che un piccolo ammasso di numerosi individui, pressoché aggrappati l'un l'altro.

 

Il comportamento biologico, al di là delle preferenze alimentari, è molto simile per le diverse specie. Depongono infatti diverse centinaia di uova, completando il proprio ciclo in 25-30 giorni.

Caratterizzati da tegumento sottile, vanno incontro facilmente a morte per disidratazione. Ecco che quindi, se d'inverno in un ambiente riscaldato artificialmente si determinano vere e proprie falcidie, ciò non si verifica laddove è installato un impianto di aria condizionata, anzi risulta essere uno dei fattori favorenti la loro moltiplicazione. Nella polvere sono altresì presenti anche diversi altri acari, predatori degli infestanti di cui si è detto, di solito appartenenti al genere Cheiletus.

 

La loro attività frenetica può portare alla distruzione pressoché totale degli acari della polvere veri e propri, cui consegue l'inevitabile tracollo, per mancanza di cibo, delle popolazioni dei predatori stessi.

Nel complesso, questi Artropodi, diffusi con le medesime popolazioni in tutte le aree urbane del mondo, appartengono ad oltre una ventina di specie; il numero delle stesse va di continuo arricchendosi, sia per l'aumento delle conoscenze nel settore specifico, che per il certo, progressivo adattamento di altre specie alle diverse nicchie che l'uomo urbanizzato loro offre.

Gli acari della polvere sono frequentemente responsabili di allergie. Sia i residui delle esuvie di tali Artropodi, che le stesse secrezioni ghiandolari, le feci, passando nel pulviscolo atmosferico, vengono facilmente inalati e determinano riniti, forme asmatiche o dermatiti.

A volte è difficile associare tali manifestazioni con la presenza dei minuscoli acari e solo appositi tests permettono di verificare la sensibilizzazione dell'individuo agli acari o alle loro sostanze di rifiuto. In altri casi, il sospetto può nascere se la persona sofferente va soggetta a fenomeni d'allergia più vistosi frequentando un ambiente piuttosto che un altro (ad esempio, la camera da letto, piuttosto che un salotto dal pavimento di marmo).

Di solito la sintomatologia si aggrava nel periodo da luglio a novembre, quando cioè le condizioni ambientali sono più favorevoli allo sviluppo degli acari (in particolare alla specie allergenica per eccellenza, cioè il già ricordato Dermatophagoides pteronyssinus); risulta altresì più frequente in ambienti umidi e, comunque, è più sporadica in montagna, ove la generale secchezza dell’aria determina un naturale controllo delle pullulazioni di questi sgradevoli ospiti delle abitazioni.

 

Possibilità di difesa

 

Dal quadro illustrato, risulta evidente la necessità di controllare le infestazioni di tali acari, tra i più subdoli inquilini delle abitazioni. Per impedire l'insorgere di fenomeni di allergia, non è però sufficiente distruggerli, ma è necessario eliminare le loro spoglie e le feci prodotte.

Gli acari della polvere sono più sensibili alle variazioni di umidità relativa che alla temperatura ambiente. E' quindi necessario curare la ventilazione dei locali, che debbono essere ben asciutti. Molto opportuno è stendere la biancheria ad asciugare all'aria e non in casa, avere aspiratori adeguati nelle cucine, pulire le

moquettes "a secco", e non con vapore…Mantenere l'ambiente limitante lo sviluppo di quelle muffe, la cui attività risulta necessaria, come precedentemente ricordato, nella preliminare opera di riduzione dei grassi

presenti nella forfora, di cui i Dermatophagoides particolarmente si cibano. Contemporaneamente, con l'uso di aspirapolvere potenti, usati con buona frequenza, si eliminano i detriti, fonte di cibo e verranno asportati anche gli acari e le loro spoglie.

Nei nostri ambienti, infine, è pratica raccomandabile quella di esporre cuscini e materassi all'aria aperta, in pieno sole, in giornate ventilate, utilizzando quindi un energico battipanni.

Si tratta di norme di tipo preventivo, associate all'uso di mezzi fisici di lotta. L'impiego di sostanze chimiche, infatti non dà risultati utili ed anzi, a volte, risulta del tutto controproducente. Infatti, le diverse specie infestanti sono caratterizzate da diversa sensibilità ai principi attivi impiegabili; il controllo di una, apre più ampi spazi alla moltiplicazione di altre.

 

Acari delle derrate

 

Si conoscono un centinaio di specie, appartenenti a 23 famiglie, che vivono a spese di tali sostanze. Si tratta nella generalità dei casi di esseri di colore tipicamente bianco pallido, con cuticola poco ispessita, forniti di larghi cheliceri con i quali sono in grado di raschiare il cibo. Caratteristica biologica essenziale di molti di essi

è lo stadio "ipopiale", afago, in cui l'acaro è in grado di sopportare condizioni avverse anche per più di un anno.

Diversi tra gli acari delle derrate vivono in natura, nei nidi di topi e di uccelli, nonché di Imenotteri Apiodei nel terreno. Si ricordano tra gli altri, Glycyphagus domesticus, Acarus siro e Tyrophagus.

 

Soprattutto in estate ed autunno finiscono con l'abbondare, nello stato ipopiale, i nidi in cui sono stati ospitati giungendo sulle derrate che infestano, trasportati direttamente da uccelli, roditori, bombi, o trascinati dal vento con il pulviscolo atmosferico.

Le specie che più frequentemente si riscontrano nelle derrate in Italia sono una trentina; in particolare, molto frequente è Acarus siro, detto volgarmente "acaro della farina". Si tratta in realtà di un complesso di tre specie, precisamente Acarus siro, Acarus immobilis e Acarus farris distinte morfologicamente e per il loro comportamento biologico.

 

Mentre A. farris vive soprattutto nei nidi di uccelli, ma è stato rinvenuto anche su cariossidi, mangimi, formaggi, A.immobilis solo in via occasionale è stato su cereali non lavorati. A. siro, infine, infesta frumento già danneggiato o farina. La presenza di tali acari, con i loro escrementi e spoglie, determina odore sgradevole alle farine; le infestazioni causano dermatiti anche gravi.

Frequentemente associato con A. siro, L. destructor, attacca non solo il frumento conservato, bensì frutta secca e formaggi. Pure diffusissimo è T. putrescientiae, in particolare su prodotti contenenti un'alta percentuale di grassi e proteine. Per questo motivo vengono facilmente aggrediti polvere di uova, formaggi, prosciutti, arachidi, banane essiccate e pasta d'acciughe. Si alimenta comunemente di micelio fungino. E' forse l'acaro più dannoso per le derrate conservate.

 

T. casei, comunemente noto come "acaro del formaggio", si rinviene però anche su cereali e farina umida; è pure specie micofaga.

 

G. domesticus, cosmopolita, attacca comunemente farina, frumento, tabacco, zucchero, formaggio, ecc. è specie molto comune, che si rinviene su vegetali secchi e residui animali, nei magazzini e nelle abitazioni. E' in grado di resistere a bassi tenori di Ur ambientale, in particolare nello stadio di ipopio. Le condizioni ottimali di sviluppo sono 23-25°C con UR dell'80-90%. In questa situazione l'acaro completa il suo ciclo in 22 giorni. Sono stati segnalati vari casi di dermatiti provocate da G. domesticus su addetti alla conservazione di formaggi.

 

C. lactis, invece, è infeudato a prodotti contenenti acido lattico, acetico o succinico. Si trova quindi su residui di succhi di frutta, di vino, su tappi di sughero, patate marcescenti, farina mal conservata, latte in polvere e marmellata.

 

Infine, G.fusca può essere presente su farina, riso, granaglie e crusca.

 

Tra le più frequenti fonti di introduzione di acari nelle abitazioni, si devono ricordare i formaggi a lunga stagionatura e gli insaccati. Tali substrati, infatti, durante il periodo di stagionatura nelle apposite celle di industrie alimentari, ma soprattutto se provenienti da cantine, ove il periodo di "maturazione" è effettuato con criteri tradizionali, albergano una ricca microfauna, di cui gli acari costituiscono parte preponderante, che vive soprattutto a spese del micelio fungino presente sulla crosta del formaggio, sulla cotenna dei prosciutti, sul budello degli insaccati. Su formaggi diversi sono stati così rinvenuti T.longior, T.palmarum, e T. putrescientiae.

 

Di solito appare innanzitutto T. casei e solo quando la superficie è degradata per la presenza di una certa farinosità, determinata dall'attacco dell'acaro stesso e di altri eventuali infestanti, sopravvive A. farris, fondamentalmente dentricolo. Le muffe che si sviluppano a spese del formaggio fungono da pabulum per gli acari, i quali, incapaci di nutrirsi dello stesso,  ne  erodono tuttavia  lo  strato  superficiale  alla ricerca del

micelio che si approfonda. In ogni caso la presenza di una microflora e di una acarofauna comporta un consumo della crosta e quindi un calo di peso ed un deprezzamento del formaggio.

 

Gli acari però possono vivere anche sulla superficie di salami, lardo e prosciutti e nel caso di una permanenza prolungata possono penetrare in profondità. La massima densità di tali infestanti si manifesta sui prosciutti crudi di solito a  primavera inoltrata: essi costituiscono  un  ammasso polverulento, rugginoso;

al termine della stagionatura, gli acari e il micelio cadono a terra e i prosciutti vengono ulteriormente ripuliti, mediante spazzolatura.

 

Infestazioni di acari su prosciutti crudi sono segnalate soprattutto se è presente sullo strato superficiale di questi, farina d'amido, muffa e grasso. L'acaro più frequente è in tal caso T. putrescentiae.

Gli alimenti aggrediti dagli acari vengono resi rapidamente inutilizzabili, in quanto l'azione nociva non è limitata alla distruzione del  substrato ma anche a modificazioni fisico-chimiche o biologiche che questi esseri arrecano: aumento del grado di umidità, elevazione della temperatura, propagazione e sviluppo di muffe, inquinamenti dovuti alle deiezioni e presenza delle loro spoglie. Tali trasformazioni sono di solito più nocive che le perdite dirette in quantità.

 

D'altra parte gli alimenti infestati presentano la comparsa in rapida successione di diverse specie di antropodi. Insieme ad insetti, si notano quindi acari che si nutrono di idrati di carbonio, altri di lipidi o proteine; ve ne sono di propriamente micofagi, o in grado di alimentarsi contemporaneamente sia del substrato che delle muffe che vi si sviluppano.   I  loro  escrementi  sono  costituiti  soprattutto  da  prodotti

azotati che, stimolando lo sviluppo di microrganismi, esercitano un'ulteriore azione di degrado sulle derrate. Infatti, muffe e batteri si sviluppano facilmente, con ulteriore riduzione della digeribilità.

Spesso, infine, tali acari provocano allergie, dermatiti, asma e disturbi gastrici.

 

 

Possibilità di difesa

 

Anche per la moltiplicazione degli acari delle derrate è essenziale un'elevata umidità ambientale. La loro cuticola, come è già stato ricordato, è infatti molto sottile per cui è facile la disidratazione del corpo; per questo motivo non tollerano umidità inferiore al 60%, mentre per alcune specie il valore ottimale si avvicina addirittura al 100%. Poiché le quantità di acqua presente nelle derrate e quella dell'aria circostante sono in stretta correlazione, un'elevata umidità dell'ambiente creerà nel substrato un aumento dell'umidità relativa, determinando così le migliori condizioni per l'insediamento e la moltiplicazione degli acari.

Al contrario, la ventilazione e il condizionamento determinano una riduzione dellumidità delle derrate, rendendo a volte impossibile la vita a questi infestanti.

Pertanto, nel caso di infestazioni casalinghe, è necessario ricorrere ad un abbassamento dei valori ambientali per bloccare l'attacco. Tale tecnica, del resto, è raccomandata pure per gli "acari della polvere" che, come si è visto, in molti casi risultano essere le medesime infestanti le derrate.

 



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